
Musica Nuda
a cura di Christian Panzano
La Feltrinelli in piazza Piemonte a Milano è sempre uno dei posti migliori della città dove poter andare a vedere un concerto, una presentazione, un’inaugurazione o quant’altro di culturalmente allettante. Di solito si varca la soglia con una certa aria radical, l’occhio attento alle novità, il sopracciglio vigile alle distratte obsolescenze, la mano svelta un tantinello piegata innanzi come a mostrare ironia contro chi poco ne sa e poco vuole sapere. Ce n’è tanta di gente così stasera, la sera dei Musica Nuda dieci anni poi, così tanta da strapparsi i capelli, per chi ancora può permettersi di farlo e gridare “ Sheena is a punk rocker, Sheena is…” tanto per attirare l’attenzione di qualcuno qui in sala. Ma per grazia ricevuta c’è anche un certo crocchio di bravi ragazzi, gente maldestra a rassegne inventate, arte astratta o meeting da ragnatela. Gente concreta o ragazzi in cerca non più di idoli da beatificare, ma solo curiosi di sentire o risentire buone sillabe. I Musica Nuda composti quasi per ogni occasione da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, presentano la loro ultima e attraente fatica discografica Banda larga. C’è un clima rasserenato, fuori la nebbia o la scighéra, come la chiamano da queste parti, fischietta motivi rumorosi. Le macchine sfrecciano su Wagner come fossero tutte lamborghini in cerca di occhi ingenui, come a cercare attenzioni insomma. La serata è sudata, malconcia, ma il duo ci mette definitivamente una pezza, diciamo un cappello. La voce del presentatore è di Marco Silvestri, comico targato zelig (ricordate i pari e dispari?). Il ragazzo è alquanto agitato, forse la Magoni gli fa un certo effetto diciamo lisergico/sessuale, non so, forse non è proprio così, ma sta di fatto che tende a toccarsi e a strofinarsi l’occhio destro in continuazione e questo rende anche me sospettoso e infastidito. Colgo l’occasione per descrivere su taccuino la sua timida ironia. Il comico del trio effettivamente è Ferruccio. Spinetti contrabbassista, tutti lo vogliono, tutti lo cercano. Avion travel, i Visionari con Bollani e appunto i Musica Nuda. Casertano dal ritmo facile, grande artista e da quel poco che si può intuire persona molto affabile e simpatica anche se un po’ con la testa fra le nuvole, tra la bossanova e la Juve Caserta. Per tutto il concerto, mi è sembrato di veder cantare Tosca D’Aquino con Massimo Troisi al contra e presentazione inclusa di Alessandro Haber. Uno spasso da ricordare, diciamo una commedia all’italiana d’altri tempi andati. Petra è la grande voce, il free che incontra la melodia pop, una delle migliori interpreti del cantautorato italiano più fine e profondo. Un po’ mamma premurosa dei suoi fans, un po’ ragazzina, vogliosa di rock e spasso da paura, di shakin’ turbolento a battute di beat jazz. Sentite anche solamente di sfuggita la sua vocalità, così perfetta, così assolutamente solida e lunare. Così potente da far cagare sotto anche l’ultima lucciola sopravvissuta sulla faccia della terra. Si fanno gli auguri i MS, sono passati 10 anni dall’inizio della collaborazione e i calici volano in alto. Dieci anni fatti di voce e contrabbasso, come quasi mai nella storia del jazz italiano. Una bella esperienza da rivivere per chi ancora non conosce il progetto. Un occasione per festeggiare, ma anche per sponsorizzare questo Banda larga che al di fuori del filone cameristico live e non, attraverso cui il duo ci ha trasportato nei lustri, affronta l’osso duro di una struttura decisamente più allargata (da cui il titolo) approdando alla sinfonia grazie anche alla direzione d’orchestra di Daniele Di Gregorio. Musica da cinematografo, perchè si sente vibrare Morricone tutto preso a tirare la camicia ad Alan Silvestri, come dire c’era una volta in America contro Forrest Gump. Bravissimi e sinceri i doni di questi due artisti. Un live e un’inaugurazione coi fiocchi. I pezzi interpolati con screzi e favolistiche invenzioni di Marco Silvestri, che dopo una mezza ora buona è riuscito anche a sciogliersi dall’imbarazzo da palcoscenico, sono quasi tutti ripresi dall’ultimo album. Perle di sinfonia che ricordano i vari comuni denominatori. Dalla collettività teatrante e sospirata della Avion Travel (Aria c’è), al libero vocale jazz di Marcotulli (Carica erotica), dalle filastrocche alla Gianmaria Testa o dal jazz swingante modello Quartetto Cetra, al beat addirittura stile Rita Pavone. Sentirli dal vivo è semplicemente sublime, stringere la mano a un grande contrabbassista, a una grande cantante e farsi autografare il disco è un’esperienza da rammentare ai posteri. È una di quelle sere da raccontare ai figli, un giorno.
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