Sono passati dieci anni esatti da quando, nel 2003, esordiva la giovane Katie Melua, presentata come l’alternativa british di Norah Jones o l’erede di Eva Cassidy. Il suo debutto Call Off The Search era un piacevole album di cantautorato jazz pop con tinte folk, che la georgiana non è stata più in grado di ricreare: i suoi lavori successivi, escluso The House (2010), in cui la mano del produttore William Orbit (Madonna, Blur) le regalò un gioiellino elettronico sottovalutato, hanno stancamente ripetuto le stesse formule e quando hanno cercato di modernizzarsi, il risultato è stato, addirittura, peggiore (Pictures del 2007 ne è l’emblema). Per celebrare il suo decennio musicale, Katie ha deciso di dare vita ad un album che ponesse al centro solo se stessa: da qui il titolo Ketevan, il suo nome di origine. In più ha richiamato alla produzione Mike Batt, collaboratore delle sue prime fatiche, affiancato dal figlio Luke e da Toby Jepson. Ketevan non è un brutto, tutt’altro: è solo l’ennesimo, stanco, riproporsi delle solite melodie della solita Katie Melua. Interpretazioni impeccabili ma freddine, arrangiamenti ariosi e noiosi: parafrasando ciò che l’Anonimo de Il sublime avrebbe detto, è preferibile ad una perfezione formale misurata ma mediocre, un genio fecondo ma rischioso. La Melua, di certo, non è un’artista mediocre, ma manca di quella passione, che possa rendere memorabile la sue composizioni.
Alcuni dei brani proposti seguono la scia di Secret Symphony (2012), lasciando troppo spazio ad interventi orchestrali troppo barocchi e pesanti: Sailing Ships From Heaven sembra una ballata di Celine Dion, come il singolo, posto in chiusura, I Will Be There, mentre in Where Does The Ocean Go? (ispirato a The Rime of the Ancient Mariner di Samuel Taylor Coleridge), per buona parte acustico, si ascoltano, nel finale, echi di film disneyani. Anche la scrittura non è mai stata un punto forte della Melua: Idiot School, nonostante il vivace arrangiamento jazzy country, sorretto da mandolino, ha delle liriche agghiaccianti (Not so long ago you loved me so/And I was your one and only/I threw away a jewel/I must’ve been to idiot school), così come la trita The Love I’m Frightened Of. Ci sono, però, momenti piacevoli e riusciti, che risollevano Ketevan: Love Is A Silent Thief (molto divertente il videoclip, ispirato al regista georgiano Mr Parajanov) è un motivetto jazz pop con fiati in primo piano; Shiver and Shake, delicato blues in cui le chitarre richiamano alla memoria la coppia Norah Jones/Danger Mouse del bel Little Broken Hearts (2012) ; il simpatico carosello da band di Mad Mad Men; il soul anni Sessanta di Chase Me, in cui Aretha Franklin incontra la più attuale Duffy; I Never Fall, pianoforte e violoncello, alla Joni Mitchell.
Migliore di alcune delle sue prove, Ketevan mostra, di nuovo, la Melua vittima di una produzione troppo magniloquente, in cui l’artista sembra perdere la sua personalità, efficace, al contrario, quando l’orchestra si fa da parte e lascia protagonista solo la voce dell’interprete.
Label: Dramatico
Genere: jazz-pop
Anno: 2013
Tracklist
1. Never Felt Less Like Dancing
2. Sailing Ships From Heaven
3. Love Is A Silent Thief
4. Shiver And Shake
5. The Love I’m Frightened Of
6. Where Does The Ocean Go?
7. Idiot School
8. Mad, Mad Men
9. Chase Me
10. I Never Fall
11. I Will Be There
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