L’Almanacco Terrestre dei Vegetable G è un fulgido esempio di quanto quest’anno per la musica italiana sia stato, finora, denso di ottimi dischi, tra conferme e nuova linfa, tutto all’insegna di una positiva contaminazione e creatività il cui contrasto con la realtà sociale è stridente e quasi impaurisce. Ma forse davvero dalla decadenza sorge la rinascita ed è favorito lo sviluppo di creatività come reazione e segno di vitalità da parte delle anime salve. Di seguito la chiacchierata con la band di Monopoli.
- Sono di Bari e so che la Puglia non è una delle regioni italiane a più alto tasso musicale. Nonostante il miglioramento degli ultimi tempi, di cui ovviamente siete anche voi parte e fautori data la longevità artistica che vi contraddistingue, essere di Monopoli e quindi la vostra appartenenza geografica come ha influito sulla nascita del gruppo? Ovviamente è anche un modo sbilenco per chiedervi la genesi dei Vegetable G.
Monopoli è una ridente (?) cittadina a sud di Bari che per questioni climatiche offre inverni rigidi (dato il maestrale battente), umidi e tempestosi (s’intenda soprattutto il mare) mentre in primavera e in estate il caldo è pura energia, così come i colori e i profumi. Ciò premesso, è stata immediata la stimolazione nell’inverno del 2002 che ha portato alla nascita di questo progetto, ad hoc per la rassegna Time Zones che si svolge ogni anno a Bari. Avendo infatti avuto la possibilità di parteciparvi, Giorgio Spada (voce, piano, synth, computer…) coinvolge il chitarrista e bassista Luciano D’Arienzo e forma i Vegetable G. In quella occasione l’etichetta Minus Habens si interessa al progetto e ne pubblica i primi due album: A Perfect Spring (Audioglobe 2003) ed Epic Mono (Family affair 2005). Con la partecipazione al “Controfestival 2005″, organizzato da Controradio (Bari), entra in formazione il batterista Maurizio Indolfi, con il quale, in una sola settimana dell’estate 2006, i Vegetable G scrivono, arrangiano e registrano d’un fiato “Genealogy” (Venus 2007), terzo album, questa volta per l’etichetta Olivia Records, label fondata da Giorgio e Luciano. Il trio conosce Fede Torre dell’agenzia Magic Dice e inizia un fittissimo tour che dura fin oltre l’uscita di Calvino, ancora per Olivia Records (Venus 2009). Appena prima dell’uscita di quest’album e appena dopo l’ingresso del quarto componente al basso, Michele Stama, Giorgio inizia a comporre, di getto, i primi brani in italiano che, una volta registrati e raccolti, finiscono nel nuovissimo disco L’almanacco Terrestre, prodotto da Ala Bianca [Urtovox/Warner 2011]. Nulla sarebbe di sicuro potuto accadere altrove.
- Vi tocca: cosa vi ha spinto prima a comporre testi in inglese e, ora, di passare del tutto all’italiano?
I testi li ha sempre scritti Giorgio che in un primo momento evidentemente non aveva la maturato la sfrontatezza del cantante, tanto più che i brani non è che concedessero molto spazio al cantato, date le atmosfere sonore. L’inglese si presta come lingua immediata e malleabile oltre che, in alcuni casi, come timido nascondiglio. Presa la piega anglofona s’è andati avanti così, proprio per l’immediatezza sonora offerta da quella lingua mentre, parallelamente, i Vegetable G sceglievano sempre più la via del pop. Finché, un bel giorno, Giorgio pensa e scrive in italiano d’improvviso, con suo e nostro enorme stupore. Si sperava da tempo accadesse perché, c’è poco da fare, in Italia la vince l’italiano e poi perché ci sono infinite “umane cose” da esprimere grazie alle sfumature offerte invece dalla nostra lingua. Tuttavia era importante accadesse così naturalmente.
- Vi va di tracciare anche un excursus dell’evoluzione “musicale” del gruppo?
I Vegetable G partono come un progetto quasi sperimentale: elettronica leggera, quasi impalpabile, notturna e riflessiva, a tratti new wave, dati gli innesti di chitarre. Questo accade per i primi due album. Fin qui, il duo suona pochissimo dal vivo e finisce in rassegne dove la follia è spesso fatta a forma di suono. Con Genealogy, quando il duo diventa trio, e quindi con la batteria, esplode la voglia di suonare tutto per davvero e soprattutto live, così resta poco dell’elettronica passata e Giorgio si lancia nella forma canzone vera e propria, cantando ora da “cantante” e suonando un piano Rhodes distorto. Da qui, i Vegetable G iniziano a suonare continuamente dal vivo. E’ dunque questa l’evoluzione, il non ritorno. Calvino infatti sarà l’album che ufficializzerà la svolta della band verso i lidi del pop rock e presagirà L’Almanacco Terrestre, primo lavoro con testi interamente in italiano. Un progetto, quello dei Vegetable G, che s’è schiuso progressivamente come un uovo…terrestre? Alieno?
- Calvino è stato quindi un cambiamento “epocale” per i vostri equilibri.
E’ stato il manifesto della scelta “canzone” per i Vegetable G ed è curioso che appena prima che stesse per uscire siano venuti alla luce i primi brani in italiano. La vicenda ha assunto toni esoterici, magici! Per i testi e le tematiche, poi, ha rappresentato una maturazione, ossia una maggior consapevolezza da parte di Giorgio, qualcosa che ha ancor più rafforzato la sua personalità nello scrivere.
- Di cosa narra L’Almanacco Terrestre? La sua “gestazione” ed evoluzione sia in fase compositiva che in studio?
Narra di Fato e di vicende umane e terrestri, sogni compresi, automatici collegamenti agli equilibri del cosmo, all’assetto tra i “corpi” in natura, nell’Universo. Quasi tutti i brani sono nati dalla composizione, musica e testi, di Giorgio, fatta eccezione per alcuni partoriti musicalmente grazie ad una chitarra qua e là o attorno ad un suono o un ritmo, in sala prove. I brani sono stati poi arrangiati tutti dai Vegetable G, registrati da Giorgio e missati da Giorgio e Maurizio. Quest’ultimo passaggio è stato una vera “gestazione” perché si dovevano rendere al massimo quegli “equilibri cosmici” tra i suoni e le cariche emotive nel rispetto del momento compositivo. Per non parlare poi delle tessiture di archi e fiati da gestire!!! Un lavoro durissimo ma mai così enormemente soddisfacente.
- Ne cambiereste qualcosa?
Nulla! Per nessun motivo terrestre!
- Come mai la scelta di “annunciarlo” con un ep?
Perché vi erano molti brani da scegliere e tutti con una forte inerenza e armonia interna rispetto a L’Almanacco Terrestre, per cui non potevano restare come semplici out-takes e, a nostro parere, meritavano un ruolo preciso: quello della prefazione ad un “almanacco”.
- Com’è avvenuta la collaborazione con quell’uomo-musica che è Enrico Gabrielli?
Eh! L’esplosione emotiva di questo primo lavoro in italiano di forte impronta pop, anche per le tematiche trattate, richiedeva un’estetica precisa, quasi rinascimentale. Un rinascimento rintracciabile forse anche nei testi oltre che reale per i Vegetable G. Una nuova era in cui l’uomo resta al centro della Natura come suo prodotto di riferimento, forse più complesso ma non ne è protagonista perché è proprio la Natura ad esserlo. Quindi l’uomo è solo la sua chiave di lettura. Ed Enrico è, senza forse, uno di quegli uomini che rappresentano l’immensa complessità della Natura, come persona, come musicista e compositore. Con i suoi arrangiamenti di fiati ha inscenato, come fossero immagini, tutti gli argomenti “vegetali” con un’armonia impareggiabile. Ci si era conosciuti durante alcuni eventi live e così gli abbiamo chiesto di collaborare. Dopo aver ascoltato i brani è stato subito d’accordo e in sintonia perfetta ha scritto a matita e di getto le parti semplicemente riascoltando l’album. Casi rari, rarissimi di cosmica intesa. Ma Enrico è, in fondo, un dono raro.
- In che modo è’ avvenuto il vostro “insediamento” presso Ala Bianca?
Tramite il nostro manager e responsabile d’ufficio stampa, Paolo Naselli Flores, che, dopo essersi complimentato vivamente per l’album ancora “grezzo” ed entusiasmandoci molto, ha voluto subito proporre a Toni Verona (Ala Bianca Group) il lavoro. Toni ha reagito con molti complimenti per il potenziale del disco, del progetto in genere e per la scrittura dei testi, credendoci da subito e così…
- E per concludere in maniera circolare, che “tesori” e band secondo voi la “scena” pugliese nasconde e meriterebbero di essere scoperti/e o più visibilità?
Innumerevoli! Qui c’è tutto: dall’elettronica al post rock, dalle mescolanze popolari con il raggae, il dub, forse più d’origine salentina, all’incredibile mole di musica pop e rock, più di matrice barese. Alcuni nomi? Sono amici veri con i quali collaboriamo, ci aiutiamo, stappiamo “cose” al bar ma non per questo siamo qui a citarli, bensì per il loro vero, autentico valore: Io Ho Sempre Voglia, La Biblioteca Deserta, Two Left shoes. Ma ce ne sono davvero molti altri, basterebbe dare un’occhiata all’ultima compilation di Puglia Sounds pubblicata da un noto mensile muisicale nel numero di Novembre.
Commenti Recenti